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Nomina Medico Competente

Nomina Medico competente come e quando avviene

Nomina Medico Competente: quando la nomina è necessaria, cosa prevede la normativa vigente e quali sono gli obblighi del dottore incaricato.

nomina medico competente

nomina medico competente

La nomina di un medico competente è sostanzialmente un procedimento giuridico per la quale si attribuisce ad un soggetto il ruolo, appunto, di medico competente di un’azienda, a patto che questi si dimostri in possesso dei requisiti professionali richiesti dalla legge.

Il medico competente di un’azienda può essere nominato da un dirigente, dal datore di lavoro stesso o comunque dal titolare di un obbligo giuridico originario e/o sulla base di un incarico aziendale.

 

Cosa significa la nomina per il medico competente?

Per il medico competente, la nomina all’interno di un contesto aziendale prevede una serie di obblighi e responsabilità ben precisi. Il medico competente diventa parte integrante e punto di riferimento del sistema di prevenzione aziendale ed è suo compito:

  • conoscere nel dettaglio la struttura dell’organico aziendale, in particolare la rete di ruoli e obblighi dei vari soggetti;
  • conoscere nel dettaglio gli obblighi previsti dalla legge;
  • attuare gli adempimenti richiesti dalla legge secondo le modalità richieste ad un professionista.

 

Scopo ultimo del medico competente è proteggere le persone dai pericoli presenti nell’ambiente lavorativo. Spesso nei contesti aziendali le routine riguardanti il mantenimento degli standard di sicurezza vengono sacrificate alla necessità di smaltire in fretta la burocrazia relativa e di raggiungere gli obiettivi di profitto: il ruolo del medico competente è supervisionare che gli obblighi previsti dalla legge in ambito di sicurezza sul lavoro vengano sempre rispettati.

 

Quando la nomina del medico non è obbligatoria?

In alcuni casi, la nomina del medico competente non è obbligatoria.

La nomina è infatti necessaria solo nei casi in cui i lavoratori siano esposti a rischi chimico, di rumori, vibrazioni, movimentazione manuale carichi, esposizione ad amianto, piombo o agenti pericolosi. Allo stesso modo, il medico competente è necessario qualora vi siano presenti lavoratori videoterminalisti e di lavoratori in orari notturni.

Ogni rischi presente sul luogo di lavoro deve inoltre essere valutato singolarmente dal medico competente secondo parametri di gravità del rischio, intensità e tempo durante il quale il lavoratore è sottoposto a esso.

 

La presenza di un medico competente nominato all’interno dell’azienda è quindi richiesta spesso ma non sempre.

 

Documento di Valutazione dei Rischi

Medicina del lavoro e aziende: il documento di valutazione dei rischi

In medicina del lavoro, il documento di valutazione dei rischi

documento di valutazione dei rischi

documento di valutazione dei rischi

(o DVR) è uno dei punti di riferimento essenziali per valutare il grado di sicurezza di un’azienda. In questo articolo forniamo una breve guida per i professionisti della medicina del lavoro che devono aiutare l’imprenditore a redigere il DVR.

Il documento di valutazione dei rischi ha la funzione di fornire informazioni di base circa le condizioni di lavoro e diventa quindi il punto di partenza per ogni valutazione in ambito di medicina del lavoro. Al suo interno vengono individuati e registrati tutti i rischi per la salute presenti sul luogo di lavoro e le modalità adeguate per eliminarli o gestirli; il DVR fornisce inoltre a tutti i lavoratori i mezzi, gli strumenti e la preparazione adeguati e necessari per garantire gli standard di sicurezza e igiene durante l’attività lavorativa.

 

Chi deve redigere il documento di valutazione dei rischi?

La redazione del documento di valutazione dei rischi è obbligatoria per ogni azienda e dovrebbe essere curata dall’imprenditore. Per farlo, quest’ultimo può tuttavia servirsi della consulenza di un esperto di medicina del lavoro. Esistono tuttavia alcune regole da tenere sempre presenti.

La redazione del DVR può essere delegata ad un consulente di medicina del lavoro solo se nell’azienda sono impiegati meno di 10 dipendenti.

 

Nel caso che sia possibile rivolgersi al consulente di medicina del lavoro, questi deve comunque interfacciarsi e lavorare a stretto contatto con il datore del lavoro (o con un suo delegato), raccogliendo informazioni sull’organizzazione della sicurezza e sulle misure di contrazione del rischio e di prevenzione.

 

Contenuti essenziali del Documento di Valutazione dei Rischi

Tra i contenuti del documento non devono mancare le sezioni concernenti l’individuazione delle aree di lavoro, delle mansioni dei lavoratori, di macchine/impianti/lavorazioni oggetto della valutazione. L’esperto di medicina del lavoro dovrà inoltre riportare nel dettaglio tutti le strumentazioni utilizzate (specificando se si tratta di materiali a rischio), i modelli di riferimento ammessi e i metodi seguiti per l’assunzione delle scelte.

 

Altra sezione importante è quella in cui si riportano i risultati oggetto della previsione e l’elenco dei fattori di rischio per i quali la valutazione si risolva con l’assenza di rischio o comunque con la non necessità di prevedere ulteriori misure di prevenzione. La competenza in medicina del lavoro risulta qui essenziale a compiere una rilevazione oggettiva.

Lo stesso vale nella sezione successiva, in cui il consulente di medicina del lavoro deve elencare l’insieme delle misure di salvaguardia e di soccorso stabilito in conseguenza della valutazione e le eventuali attrezzature di protezione impiegate. Si passa poi ad illustrare il programma di esecuzione di aggiuntive misure previste per perfezionare nel tempo i livelli di protezione.

 

In conclusione

Una volta completato e rivisto con il datore del lavoro (o con il responsabile della sicurezza delegato), il consulente di medicina del lavoro deve esporre il documento di valutazione dei rischi all’interno dei locali dell’azienda, dove deve essere sempre consultabile dall’organo di vigilanza.

Medicina del Lavoro e formazione

Medicina del Lavoro e formazione, aspetti più importati del lavoro del medico competente

formazioneFormazione e aggiornamento sono uno degli aspetti più importati del lavoro del medico competente. In questo articolo proponiamo un’analisi sulla possibilità di esonero del medico del lavoro dipendente dalla partecipazione al corso obbligatorio per i lavoratori in materia di salute e sicurezza.

In quale caso, se esiste, il medico del lavoro può esimersi dalla formazione dei lavoratori? È questa la domanda posta dall’INPS alla Commissione Interpelli.
Facciamo un passo indietro: negli ultimi anni la normativa in merito agli adempimenti in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è cambiata secondo un principio di semplificazione. Lo stesso principio vale per l’Interpello n. 13/2015 del 29 dicembre 2015 con oggetto la “risposta al quesito in merito all’esonero del Medico competente dalla partecipazione al corso obbligatorio per i lavoratori (art. 37 del d.lgs. n. 81/2008 e Accordo Stato Regioni del 21/12/2011)”. Il quesito ha chiesto delucidazioni circa la possibilità di esonerare il medico del lavoro dalla partecipazione al corso obbligatorio per i lavoratori in considerazione del fatto che tale medico – per il ruolo che ricopre – “è già tenuto alla partecipazione al programma di educazione continua in medicina (ECM).”

 

La risposta della Commissione Interpelli

La risposta della Commissione parte da alcune premesse:

  • come all’articolo 37, comma 1, del d.lgs. n. 81/2008, “il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente”;
  • di nuovo come all’articolo 37, comma 14-bis: “In tutti i casi di formazione ed aggiornamento, previsti dal presente decreto legislativo per dirigenti, preposti, lavoratori e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza in cui i contenuti dei percorsi formativi si sovrappongano, in tutto o in parte, è riconosciuto il credito formativo per la durata e per i contenuti della formazione e dell’aggiornamento corrispondenti erogati”;
  • come all’articolo 38 (Titoli e requisiti del medico competente), comma 3, del d.lgs. n. 81/2008 “Per lo svolgimento delle funzioni di medico competente è altresì necessario partecipare al programma di educazione continua in medicina”.

Una volta stabiliti questi punti, la Commissione ha ribadito il ruolo attivo che il medico del lavoro deve avere anche in relazione alle attività di formazione e informazione.
In base all’art.25 del d.lgs. n. 81/2008, il medico del lavoro “collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori, all’attività  di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza, e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro[…]”.

In conclusione
Qualora il dipendente sia effettivamente incaricato di svolgere funzioni per la sua azienda, può essere esonerato dalla partecipazione ai corsi di formazione: si riconosce infatti che le conoscenze necessarie siano già in possesso del medico competente grazie al suo ruolo all’interno dell’azienda e alla formazione specifica.
(Fonte: http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/ruoli-figure-C-7/medico-competente-C-77/interpello-il-medico-competente-la-formazione-dei-lavoratori-AR-15516/ )

Sorveglianza sanitaria

Medico del lavoro: sorveglianza sanitaria e malattie professionali

sorveglianza-sanitariaIl medico del lavoro tra infortuni lavorativi e malattie professionali: proponiamo un riepilogo dei cambiamenti dell’ultimo ventennio nella normativa in materia di salute e sicurezza, con qualche interessante spunto per il futuro.

Uno degli aspetti più importanti (e difficili) nel lavoro del medico competente è l’aggiornamento. Nel caso della sorveglianza sanitaria, l’aggiornamento è reso più arduo da una normativa che in due decenni è stata sottoposta a ben tre cambiamenti; nel 1994, nel 1996 e nel 2008. L’ottobre scorso si è tenuto a Milano il convegno “A 20 anni dalla 626/1994: quali risultati possiamo valutare?”: tra gli argomenti trattati ci sono state le trasformazioni subite dalla legge che regola la responsabilità delle imprese e, più in generale, il sistema che regola la prevenzione dei rischi lavorativi.

Le tendenze degli ultimi 20 anni
Il convegno di Milano, introdotto da un intervento di Claudio Calabresi, ha messo in evidenza alcuni punti che interessano professionisti della sicurezza e medici del lavoro in generale: negli ultimi anni l’andamento degli infortuni è diminuito, mentre il tasso di malattie professionali è aumentato, in particolare le patologie osteo-artro-muscolo-tendinee.

Al convegno è stato poi posto l’accento sull’importanza di non limitarsi a considerare infortuni e malattie. La sorveglianza sanitaria del medico del lavoro deve considerare anche patologie e situazioni psico-fisiche che pur non essendo tipicamente di origine lavorativa possono avere effetti sulla qualità della vita dei lavoratori.

Previsioni per il futuro
La normativa che regola sorveglianza sanitaria e malattie professionali è, come detto, fluida e in continua evoluzione. Già in questi anni si stanno mettendo in modo cambiamenti che avranno importanti conseguenze in ambito sanitario. Parliamo della crescita della terziarizzazione e della progressiva diminuzione delle attività manifatturiere, della crescente frequenza con cui un gran numero di lavoratori cambiano attività e mansioni. Fenomeni sociali come precarizzazione, non-lavoro, disoccupazione alternata a lavori instabili sono destinati a cambiare profondamente il lavoro del medico competente e l’intero sistema della sorveglianza sanitaria sul luogo di lavoro.

Questi cambiamenti riguarderanno distribuzione e tipologia degli infortuni e, soprattutto, le patologie professionali: il medico del lavoro dovrà far fronte ad una progressiva scomparsa degli schemi tradizionali.

In conclusione
Il convegno ha cercato di arrivare ad alcuni punti fermi.
Per affrontare al meglio le malattie professionali, il medico del lavoro deve guardare oltre il nesso individuale di causalità e valutare il “disease burden”, l’impatto di un problema di salute sul lavoratore che può essere determinato da vari fattori.
Nell’attesa che anche la normativa si aggiorni in questo senso il medico del lavoro deve comunque “far buon uso degli strumenti basati sul computo dei casi di malattie per le quali sia stata individuata una causa lavorativa e che sono ormai disponibili per la programmazione e la valutazione del lavoro di prevenzione”.
(FONTE: http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-contenuto-C-6/sorveglianza-sanitaria-malattie-professionali-C-60/le-conseguenze-della-normativa-sulle-malattie-professionali-AR-15393/)

Sanzioni per omessa certificazione

Medici del lavoro: sanzioni per omessa certificazione

La sanzione per mancata certificazione

sanzioni per omessa certificazione

sanzioni per omessa certificazione

da parte di un medico del lavoro è stabilita secondo il recente DLgs 151/2015: si parla in particolare della certificazione delle malattie professionali, deontologia e normative.

Fino al 2014, la mancata mancata redazione della certificazione in merito sia all’infortunio sul lavoro che alla malattia professionale non era considerata un obbligo normativo sanzionato ma solo un obbligo deontologico. Il medico del lavoro doveva quindi attenersi all’art. 53 del D.P.R. n.1124/1965, secondo cui la denuncia da trasmettere doveva essere “corredata da certificato medico”.

La normativa riportava inoltre che “il certificato medico deve contenere, oltre l’indicazione del domicilio dell’ammalato e dei luogo dove questi si trova ricoverato, una relazione particolareggiata della sintomatologia accusata dall’ammalato stesso e di quella rilevata dal medico certificatore”. Non vi era quindi alcun obbligo specifico per il medico del lavoro, se non quello deontologico.

La normativa aggiornata sulla mancata certificazione da parte del medico del lavoro

Il sopracitato DLgs 151/2015 interviene completamente su questo aspetto dell’attività del medico del lavoro. In particolare, i comma 8 e 9 del decreto riguardano da vicino la mancata certificazione, scendendo nel dettaglio di compiti, responsabilità ed eventuali sanzionamenti del medico.
Citando il testo: “A decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, con la trasmissione per via telematica del certificato di malattia professionale […] si intende assolto, per le malattie professionali indicate nell’elenco di cui all’articolo 139 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, l’obbligo di trasmissione della denuncia di cui al medesimo articolo 139….”.

Differenze tra le due certificazioni
È bene ricordare che le due certificazioni (denuncia dell’infortunio e denuncia della malattia) hanno delle differenze importanti. La prima ha fini assicurativi e richiede il consenso informato a procedere da parte del lavoratore; la seconda deve essere fatta anche in caso di mancata certificazione ai fini del riconoscimento, qualora la malattia sia inserita nell’elenco di cui al DM 10 giugno 2014 ma non venga ritenuta collegata alle attività lavorative.

A tutti gli effetti, con l’introduzione della sanzione per omessa certificazione assistiamo ad un obbligo deontologico che è diventato obbligo giuridico sanzionabile.

Conclusioni

Nonostante la cosiddetta semplificazione degli atti amministrativi attraverso l’introduzione dell’informatica, la misura descritta aggiunge un onere al lavoro del medico: un’altra complicazione per l’attività medica alla quale non corrisponde un miglioramento della qualità: in questo caso si avrebbe veramente un miglioramento della sicurezza dei lavoratori ed un maggior grado di tutela dei loro diritti.
(Fonte: http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/ruoli-figure-C-7/medico-competente-C-77/sanzioni-ai-medici-per-omessa-certificazione-AR-15363/ )

Prevenzione Incendi

Medicina del Lavoro e il nuovo codice di prevenzione incendi

 

prevenzione-incendiIl Codice di prevenzione incendi è stato rinnovato: come cambia il lavoro del medico competente? Come cambiano i corsi di primo soccorso? In questo articolo analizziamo le indicazioni relative al sistema di esodo.

Nell’ambito di competenza del medico del lavoro, con “esodo” si intende un sistema il cui scopo è “assicurare che gli occupanti dell’attività possano raggiungere o permanere in un luogo sicuro, a prescindere dall’intervento dei Vigili del fuoco” (Decreto del Ministero dell’Interno del 3 agosto 2015). L’aggiornamento del Codice di prevenzioni Incendi ha riportato indicazioni precise circa segnaletica e orientamento, procedure consentite, le vie di esodo, luoghi sicuri, illuminazione di sicurezza.

Procedure ammesse per l’esodo
Uno dei principali cambiamenti della normativa riguarda le procedure a cui il medico del lavoro deve fare riferimento. Le procedure ammesse sono riassumibili come segue:
ESODO SIMULTANEO:  “modalità di esodo che prevede lo spostamento contemporaneo degli occupanti fino a luogo sicuro” (“l’attivazione della procedura di esodo segue immediatamente la rivelazione dell’incendio oppure è differita dopo verifica da parte degli occupanti dell’effettivo innesco dell’incendio”).
ESODO PER FASI: “modalità di esodo di una struttura organizzata con più compartimenti, in cui l’evacuazione degli occupanti fino a luogo sicuro avviene in successione dopo l’evacuazione del compartimento di primo innesco. Si attua con l’ausilio di misure antincendio di protezione attiva, passiva e gestionali”. Questa modalità viene viene consigliata a medici del lavoro attivi in edifici di grande altezza come ospedali e centri commerciali.
ESODO ORIZZONTALE PROGRESSIVO: “modalità di esodo che prevede lo spostamento degli occupanti dal compartimento di primo innesco in un compartimento adiacente capace di contenerli e proteggerli fino a quando l’incendio non sia estinto o fino a che non si proceda ad una successiva evacuazione verso luogo sicuro”. Questa modalità viene viene consigliata a medici del lavoro attivi in strutture ospedaliere.
PROTEZIONE SUL POSTO: “modalità di esodo che prevede la protezione degli occupanti nel compartimento in cui si trovano.”

Luogo sicuro
Il nuovo Codice di prevenzione incendi cambia anche le normative riguardanti il luogo sicuro, ossia quel luogo posto all’esterno dell’edificio in cui non esista pericolo per gli occupanti e che presenti le condizioni adeguate per gli occupanti. Il medico del lavoro deve assicurarsi che il luogo sicuro si trovi in una strada pubblica o sia uno spazio scoperto esterno all’edificio collegato alla strada pubblica e che non sia investito dai prodotti della combustione.

In conclusione
L’aggiornamento del Codice di prevenzione incendi non apporta cambiamenti sostanziali all’attività del medico del lavoro né al sistema di primo soccorso in generale, se non quella di definire meglio i parametri di sicurezza da rispettare.
(FONTE: http://www.puntosicuro.it/incendio-emergenza-primo-soccorso-C-79/gestione-emergenza-ed-evacuazione-C-84/il-nuovo-codice-prevenzione-incendi-il-sistema-di-esodo-AR-15409/)

Ruolo del Medico del Lavoro

Il ruolo del medico del lavoro ruolo medico del lavoronel pronto soccorso aziendale: un caso di studio

Pronto soccorso sul posto di lavoro e medico competente: considerazioni e analisi di un caso di studio.

Per quanto riguarda la formazione agli addetti al primo soccorso aziendale, il medico del lavoro deve fare riferimento al D.M. 388/2003: la procedura di formazione deve quindi essere ripetuta ogni 3 anni.

Data la varietà delle situazioni in cui il medico del lavoro si trova a dover operare, è consigliabile ricordare alcuni punti fermi. Anzitutto, l’addetto al Primo Soccorso Aziendale è un elemento fondamentale dell’organico dell’azienda, che deve essere formato dal medico del lavoro all’attivazione dei soccorsi e, successivamente, ad intervenire con sicurezza anche nei grandi infortuni.

È importante ricordare che il medico del lavoro non è obbligato a formare un singolo addetto al Primo Soccorso. Anzi, sono pochi i luoghi di lavoro dove un medico competente può non aver bisogno di almeno due addetti al Primo Soccorso: nel caso che un addetto al primo soccorso sia infortunato, è fondamentale che vi sia un secondo lavoratore che il medico del lavoro abbia propriamente formato. Inoltre, nel caso si renda necessario effettuare una rianimazione cardio-polmonare, la probabilità di successo è notevolmente aumentata qualora il soccorso venga prestato da almeno due soccorritori.

Infine, il medico del lavoro dovrebbe assicurarsi che ogni addetto abbia sempre a disposizione un mezzo di comunicazione che gli permetta di attivare i soccorsi senza allontanarsi dal paziente (es. telefono cellulare con “viva voce”).

In una delle aziende prese in esame, il medico del lavoro ha promosso la presenza di presidi per la rianimazione cardiopolmonare, anche alla luce del fatto che il principale parametro che determina la possibilità di salvezza di chi viene colpito da malore cardiaco è il tempo che trascorre tra l’evento e l’inizio della rianimazione cardiopolmonare.

Il medico del lavoro ha quindi fornito le cassette di primo soccorso di un pallone ambu munito di reservoir e di una bombola di ossigeno. L’adozione di attrezzature “insolite” ha spinto il medico del lavoro a  tenere il corso di primo soccorso con cadenza annuale annuale con specifica formazione nell’utilizzo dei nuovi presidi.

Nel 2010, l’attività del medico del lavoro dell’azienda sopracitata è stata messa alla prova. Un lavoratore è stato accompagnato in infermeria con dolori dietro allo sterno, entrando poco dopo in arresto cardiaco. Immediatamente sono state eseguite le manovre rianimatorie e veniva chiamato del 118.

Si è quindi comunicato all’operatore del 118 la presenza di D.A.E. (Defibrillatore semiAutomatico Esterno) e di personale preparato per l’evenienza. Come da programma, gli addetti al Pronto Soccorso hanno seguito le indicazioni telefoniche del 118, riuscendo a riavviare il battito cardiaco dell’infartuato.

Nell’ottica del medico del lavoro, questo caso è quantomeno esplicativo: per rendere più sicuro il luogo di lavoro, il medico competente deve poter essere libero di svolgere la propria funzione oltre ai limiti minimi disposti dalla legge. La libertà operativa del medico del lavoro dipende tuttavia, oltre che dalla propria iniziativa, dalla disponibilità dei dirigenti dell’azienda.

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ_4_2011.pdf  (Gino Barral)

Medici del lavoro e idoneità alla guida: rischi, conseguenze e costi degli incidenti stradali

Come si pone il medico del lavoro nei confronto dei rischi legati alla guida? In questo breve estratto cerchiamo di fare precisare i limiti esatti del lavoro del medico competente da un punto di vista normativo e statistico.

Cosa si intende per “incidente stradale”sorveglianza sanitaria e incidente stradale? Per il medico del lavoro come per gli altri, l’incidente stradale è “il fatto verificatosi nelle vie o piazze aperte alla circolazione nel quale risultano coinvolti veicoli (o animali) fermi o in movimento e dal quale siano derivate lesioni a persone”: si tratta della definizione esatta riportata dalla Convenzione di Vienna (1968), da cui sono poi derivate le varie normative nazionali successivamente adottate dai vari paesi.

In Italia, il medico del lavoro può distinguere tra due macro-categorie di incidenti: quello che si verifica in servizio, nel corso delle attività lavorative, e “l’incidente stradale in itinere“, ossia lungo il tragitto dall’abitazione al luogo di lavoro.

Nonostante i notevoli passi avanti compiuti in anni recenti in termini di sicurezza, i margini di miglioramento sono ancora ampi. Secondo dati del 2009, ogni giorno in Italia si verificano in media 600 incidenti stradali. La strada costituisce quindi un ambiente di lavoro dove il medico competente deve necessariamente intervenire con una valutazione dei rischi specifici e con un programma di formazione e prevenzione.

Parlando di prevenzione, il primo aspetto del lavoro del medico competente impegnato “su strada” deve essere la valutazione dell’idoneità alla guida del personale impiegato. Alla base dell’attività del medico del lavoro c’è quindi la verifica delle capacità di performance del conducente. In questi casi, il medico del lavoro non può limitarsi alla semplice tutela dell’integrità psico-fisica del lavoratore: quest’ultimo deve infatti essere in grado di rispettare gli standard di sicurezza anche in caso di mansioni complesse. In altre parole, il medico del lavoro è responsabile anche per le persone che il lavoratore addetto alla guida può mettere a rischio con comportamenti non sicuri.

Uno dei parametri che il medico del lavoro deve tenere necessariamente in considerazione è la capacità del conducente di reagire alle situazioni di pericolo, ovvero i suoi riflessi. In questo senso, il medico del lavoro può fare riferimento alla durata media proposta dalla Direzione Generale per la Motorizzazione, che si pone tra 0,9 e 1,4. Volendo fornire una regola sommaria a cui fare riferimento, potremo dire che il medico del lavoro può iniziare a definire come fonte di rischio ogni elemento che incida su questo intervallo: tutto ciò che altera la concentrazione del conducente contribuisce quindi ad aumentare la possibilità del verificarsi di una situazione di pericolo.

(A tal proposito fare riferimento a medicina del lavoro e i rischi dell’alcol)

Rispetto ad altri luoghi di lavoro, il medico competente deve sempre tenere presente che sulla strada la stragrande maggioranza gli incidenti sono dovuti al mancato rispetto delle regole.

Buona parte dell’attività del medico del lavoro impegnato su strada è quindi mantenere viva nei lavoratori la cultura per la sicurezza: ponendo attenzione al proprio stato psicofisico e promuovendo il pieno rispetto dei regolamenti stradali, il medico del lavoro può ridurre notevolmente il rischio di incidenti.

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ_4_2011.pdf  (Umberto Candura,)

 

Il medico competente del lavoro e i lavoratori cardiopatici: tra deontologia e normativa

Come si relaziona il medico del lavoro con i rischi derivanti dalle patologie cardiopatiche? Allo scopo di garantire la sicurezza sul posto di lavoro e, nel contempo, permettere alla persona interessata di svolgere il proprio lavoro, il medico deve certamente tenere presente le normative vigenti: ma è sufficiente?

Secondo la legislazione, gli obblighi del medico competente del lavoro consiste principalmente nella sorveglianza sanitaria, secondo un programma che il medico competente del lavoro deve programmare sulla base dei rischi specifici. Inoltre, il medico competente del lavoro deve attivare un programma di sorveglianza specifica per qualora sia previsto dalle direttive europee o dalla commissione consultiva.

Allo stesso modo, il medico competente del lavoro è ritenuto a valutare la presenza di criticità per lavoratori cardiopaticimedico del lavoro cuore nel caso che il lavoratore stesso ne faccia richiesta esplicita.

La sorveglianza sanitaria eseguita dal medico competente del lavoro si declina attraverso una serie di protocolli sanitari ben definiti che devono tener conto dei rischi specifici e, nel contempo, degli indirizzi scientifici più avanzati: secondo alcuni medici del lavoro, tale affermazione permette al medico competente del lavoro di eseguire accertamenti e prendere le necessarie contromisure solo a fronte di un rischi definito e specifico.

Si tratta tuttavia di un’interpretazione quantomeno ardita: la normativa si riferisce infatti alla prescrizione minima. Sta poi al medico competente del lavoro mettere a frutto le proprie competenze ed esperienze in ambito lavorativo, stabilendo, in definitiva, se la mansione assegnata al lavoratore cardiopatico sia in effetti compatibile con lo stato di salute dello stesso.

La sorveglianza sanitaria relativa ai lavoratori cardiopatici che viene richiesta al medico competente del lavoro si compone di varie fasi.

Anzitutto, una visita medica preventiva, in cui il medico competente del lavoro rileva la compatibilità del lavoratore con la mansione assegnata. A questa prima visita, il medico competente del lavoro deve far seguire visite di controllo periodiche mirate a monitorare la salute del lavoratore ed a rilevare eventuali rischi. In questi casi, è responsibilità legale e deontologica del medico competente del lavoro di segnalare la cosa al datore di lavoro.

I rischi legato a patologie cardiopatiche sono numerose e variegati, come dimostrato da vari studi: il medico competente del lavoro può fare riferimento a questi come anche ad un buon numero di sentenze illuminanti.

Ad esempio, nel 2008 il Tribunale di Foggia ha stabilito che una situazione di sotto-dimensionamento dell’organico all’interno di una Pubblica Amministrazione può essere riconosciuta come causa collaterale di un infarto del miocardio, con tutto quello che ne consegue.

Tra le cause che Il medico competente del lavoro può e deve considerare determinanti, ricordiamo:

  • stress ambientali (es. temperature fredde);
  • stress derivanti dal contatto con il pubblico;
  • stress derivante da sottodimensionamento
  • stress dovuto a mansione gravosa (es. spostamento di oggetti pesanti)
  • stress/affaticamento emotivo
  • stress da attività logorante continuata (es. autista)

Per maggiori informazioni invito alla lettura dei seguenti articoli:

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ-2_2012.pdf (Dott. Alessandro Puccini)

Medico del lavoro e disabilita’. Il ruolo del medico del lavoro nel collocamento del personale invalido: consigli e osservazioni

La collocazione di personale invalido è uno dei compiti più delicati che il medico competente del lavoro si trova ad affrontare. In questo articolo proviamo ad analizzare le criticità, le questioni etiche e le necessità di sicurezza sul lavoro che il medico competente deve risolvere.

 

medico del lavoro e disabilitàCome si comporta un’azienda nei confronti di un lavoratore invalido? Quali sono i protocolli stabiliti dalla legge? Soprattutto, quali sono i compiti del medico competente del lavoro e in che modo può costui facilitare la vita della persona invalida?

Sono questioni complesse, la cui risposta è direttamente collegata alle diverse caratteristiche di ogni ambiente lavorativo. Più ancora la risposta dipende dagli svariati  protocolli seguiti dai vari enti di volta in volta coinvolti: ASL, Ufficio del Lavoro, Aziende, fino al medico del lavoro stesso.

 

Anche qualora ogni ente segua da vicino le normative previste, le differenze intrinseche tra queste hanno come conseguenza un’ulteriore complicazione del lavoro del medico. È necessario quindi stabilire un modello operativo univoco mirato alla comunicazione ed alla gestione dei diversi casi, fornendo al medico competente strumenti efficaci e concreti.

 

Il primo compito del medico competente del lavoro è fornire il necessario supporto alla dirigenza dell’azienda durante la fase di assegnazione di compiti e mansioni, avendo cura nel frattempo di proteggere la salute e la privacy dei lavoratori coinvolti.

L’intervento del medico competente del lavoro nel caso di un paziente invalido si declina in due fasi: primo, deve verificare che l’attività lavorativa non comporti conseguenze negative per il lavoratore; secondo, deve rilevare eventuali difficoltà e limiti da parte del lavoratore nell’esecuzione dell’attività assegnatagli.

Solo successivamente il medico competente del lavoro può approvare l’assegnazione del lavoratore invalido. Si presenta qui la prima contraddizione: il medico competente del lavoro può eseguire la visita medica solo dopo che il lavoro è stato assegnato alla persona, senza che si conoscano quindi le condizioni di salute di quest’ultima.

Non è insolito, infatti, che il medico del lavoro si ritrovi nella condizione di dover operare “a cose fatte”: ovvero, dopo che il lavoratore affetto da invalidità sia già stato assegnato definitivamente ad una posizione lavorativa.

 

In questo senso, si sono per fortuna compiuti dei passi avanti. I medici del lavoro possono infatti contare sulle indicazioni (per quanto generiche e limitate) fornite dalle certificazioni di invalidità in merito alle attività che il lavoratore è in grado o meno di fare.

Allo stesso modo, la situazione risulta più facile per il medico competente qualora si faccia uso della convenzione tra l’azienda interessate e gli Uffici del Lavoro: lo scambio di informazioni è in questi casi più efficace e proficuo e permette un inserimento più oculato della risorsa all’interno dell’organico aziendale.

 

In conclusione, per il medico competente del lavoro si rende necessario un sistema integrato mirato allo scambio di informazioni che porti ogni soggetto coinvolto nelle varie fasi di collocazione lavorativa dell’invalido. Solo in questo modo il medico competente del lavoro può garantire che all’individuo siano affidati compiti che è in grado di svolgere e che tali compiti non comportino un rischio per la sua salute.

Per maggiori informazioni sui miei servizi di Medicina del Lavoro a Milano chiami il numero 3331313382. 

Opero come medico del lavoro anche a Pordenone. Visitate il sito medico del lavoro Pordenone per maggiori informazioni.

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ-2_2012.pdf (Gilberto Boschiroli)