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L’uso del del defibrillatore

defibrillatoreLe malattie cardiovascolari sono la causa di oltre il 41% dei decessi registrati ogni anno in Italia.

In particolare le morti cardiache improvvise,causate da aritmie maligne,colpiscono ogni anno 65.000 italiani.

Un inizio precoce delle manovre rianimatorie è una condizione necessaria per salvare una vita ad una persona.

Circa il 60% dei 65.000 italiani deceduti per arresto cardiaco avrebbero potuto essere salvati se rianimati precocemente e se fosse stato applicato il defibrillatore, cioè una corrente elettrica attraverso il miocardio.

 

Ogni minuto che passa dall’inizio dell’arresto cardiaco fa scendere al 10% circa le probabilità di successo della scarica elettrica e dopo 10 minuti i danni subiti a livello cerebrale diventano irreversibili.

Articolo del 2014. Aggiornato il 17/01/2021

Il medico competente del lavoro e i lavoratori cardiopatici: tra deontologia e normativa

Come si relaziona il medico del lavoro con i rischi derivanti dalle patologie cardiopatiche? Allo scopo di garantire la sicurezza sul posto di lavoro e, nel contempo, permettere alla persona interessata di svolgere il proprio lavoro, il medico deve certamente tenere presente le normative vigenti: ma è sufficiente?

Secondo la legislazione, gli obblighi del medico competente del lavoro consiste principalmente nella sorveglianza sanitaria, secondo un programma che il medico competente del lavoro deve programmare sulla base dei rischi specifici. Inoltre, il medico competente del lavoro deve attivare un programma di sorveglianza specifica per qualora sia previsto dalle direttive europee o dalla commissione consultiva.

Allo stesso modo, il medico competente del lavoro è ritenuto a valutare la presenza di criticità per lavoratori cardiopaticimedico del lavoro cuore nel caso che il lavoratore stesso ne faccia richiesta esplicita.

La sorveglianza sanitaria eseguita dal medico competente del lavoro si declina attraverso una serie di protocolli sanitari ben definiti che devono tener conto dei rischi specifici e, nel contempo, degli indirizzi scientifici più avanzati: secondo alcuni medici del lavoro, tale affermazione permette al medico competente del lavoro di eseguire accertamenti e prendere le necessarie contromisure solo a fronte di un rischi definito e specifico.

Si tratta tuttavia di un’interpretazione quantomeno ardita: la normativa si riferisce infatti alla prescrizione minima. Sta poi al medico competente del lavoro mettere a frutto le proprie competenze ed esperienze in ambito lavorativo, stabilendo, in definitiva, se la mansione assegnata al lavoratore cardiopatico sia in effetti compatibile con lo stato di salute dello stesso.

La sorveglianza sanitaria relativa ai lavoratori cardiopatici che viene richiesta al medico competente del lavoro si compone di varie fasi.

Anzitutto, una visita medica preventiva, in cui il medico competente del lavoro rileva la compatibilità del lavoratore con la mansione assegnata. A questa prima visita, il medico competente del lavoro deve far seguire visite di controllo periodiche mirate a monitorare la salute del lavoratore ed a rilevare eventuali rischi. In questi casi, è responsibilità legale e deontologica del medico competente del lavoro di segnalare la cosa al datore di lavoro.

I rischi legato a patologie cardiopatiche sono numerose e variegati, come dimostrato da vari studi: il medico competente del lavoro può fare riferimento a questi come anche ad un buon numero di sentenze illuminanti.

Ad esempio, nel 2008 il Tribunale di Foggia ha stabilito che una situazione di sotto-dimensionamento dell’organico all’interno di una Pubblica Amministrazione può essere riconosciuta come causa collaterale di un infarto del miocardio, con tutto quello che ne consegue.

Tra le cause che Il medico competente del lavoro può e deve considerare determinanti, ricordiamo:

  • stress ambientali (es. temperature fredde);
  • stress derivanti dal contatto con il pubblico;
  • stress derivante da sottodimensionamento
  • stress dovuto a mansione gravosa (es. spostamento di oggetti pesanti)
  • stress/affaticamento emotivo
  • stress da attività logorante continuata (es. autista)

Per maggiori informazioni invito alla lettura dei seguenti articoli:

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ-2_2012.pdf (Dott. Alessandro Puccini)