Poggiapiedi per videoterminalisti: quando il medico del lavoro può o deve consigliarlo

In quali casi il medico del lavoro può consigliare l’uso di un poggiapiedi per i lavoratori addetti al videoterminale? Più ancora, in che misura il medico del lavoro deve ascoltare le richieste del lavoratore interessato?

medico del lavoro e poggiapiediLa normativa vigente, a cui anche il medico del lavoro deve fare riferimento, prevede che il poggiapiedi sia messo a disposizione di chiunque lo richieda, allo scopo di permettere agli arti inferiori del lavoratore di mantenere la postura ottimale. Senonché, come sappiamo, buona parte del lavoro del medico competente consiste nel tenersi aggiornato su  cambiamenti ed evoluzioni delle direttive: nel caso specifico, la direttiva ha assunto la formula “Qualora fosse necessario”. Stabilire se sia necessario o meno è ovviamente compito del medico del lavoro.

Volendo cercare indicazioni circa la “prescrizione” del poggiapiedi nella letteratura scientifica, il medico del lavoro può trovare delle interessanti linee guida nel lavoro di Bandini Buti: secondo quest’ultimo, il poggiapiedi si rivela utile in particolare alla luce dell’impossibilità (almeno nella maggior parte dei casi), di regolare l’altezza del piano di lavoro. Il medico del lavoro dovrebbe quindi valutare l’utilizzo del poggiapiedi per video-terminalisti di statura ridotta, per i quali una postazione non conforme alle proprie caratteristiche fisiche potrebbe essere fonte di problemi di circolazione.

Garantendo la corretta postura ed mantenimento degli arti inferiori in posizione sollevata anche sul posto di lavoro, il medico competente favorisce una buona circolazione ed in particolare il “ritorno venoso”.

Esistono tuttavia casi in cui il poggiapiedi può dimostrarsi controproducente: ad esempio, nel caso in cui il lavoratore che occupa la postazione sia di elevata statura. Il medico del lavoro deve quindi prestare attenzione anche alle caratteristiche tecniche del poggiapiedi, che deve essere mobile e garantire una salda presa del piede (superficie anti-sdrucciolo): solo valutando con attenzione le caratteristiche fisiche del lavoratore e le peculiarità della postazione di lavoro il medico competente può consigliare l’utilizzo del poggiapiedi.

Altro punto interessante per il medico del lavoro è il limite delle 20 ore settimanali: per qualche tempo si è valutata la possibilità di una connessione tra la quantità di ore settimanali e la necessità del poggiapiedi. Ai fini della salubrità del posto del lavoro, i medici competenti non hanno rilevato tuttavia alcuna dipendenza tra i due casi.

Spetta invece al medico competente del lavoro il rilevamento di eventuali patologie venose agli arti inferiori, di uno stato di gravidanza e di tutte quelle situazioni che possono compromettere la postura.

In conclusione, il poggiapiedi nella postazioni a videoterminalista non deve essere un accessorio fisso ma mobile; la normativa vigente, pur con tutte le falle e le ambiguità da cui è affetta, precisa che sia appunto il medico del lavoro a verificare la necessità dell’accessorio, soprattutto in seguito all’accertamento di uno stato patologico.

Così come in altri casi, il medico del lavoro si configura nel ruolo di consulente, affiancando datori di lavoro e responsabili del personale allo scopo di garantire un ambiente di lavoro sicuro, confortevole e pro-attivo.

Per gli interessati all’argomento medicina del lavoro e videoterminali consiglio anche la lettura dei seguenti articoli:

Per altre informazioni potete contattarmi attraverso i riferimenti che trovate in home page.

Incidente stradale: infortunio nel tragitto casa lavoro

Incidente stradale sul lavoro: scioccante, il decreto legislativo 81/08 non riconosce come luogo di lavoro i mezzi di trasporto ai fini dell’applicazione delle disposizioni di sicurezza

Se è chiaro a tutti cosa sia un incidente stradale, non è ancora ben definito che cosa sia una incidente stradale sul lavoro. L’Europa ha definito nella Convenzione di Vienna del 1968 che incidente stradale è detto l’accadimento che si verifica tra veicoli (o animali) e che procura danni a persone. Questo può avvenire in qualsiasi strada o suolo pubblico aperto alla circolazione.

Se invece volessimo definire un incidente stradale sul lavoro troveremmo che ogni paese d’Europa si arrangia un po’ per conto suo. Ad esempio in Spagna sono considerati incidenti stradali sul lavoro anche tutti i sinistri avvenuti nel tragitto casa-lavoro. In Gran Bretagna invece il tragitto per recarsi sul posto di lavoro non rientra in questa categorizzazione. In Finlandia, addirittura, l’incidente viene considerato sul lavoro se accade lungo il tragitto più breve dalla propria abitazione al luogo di lavoro.

Incidente stradale in initinere

Gli incidenti stradali sul lavoro e, in particolare, i cosiddetti incidenti “in itinere”, ovvero durante il tragitto casa-lavoro, rappresentano una percentuale importante dei sinistri registrati sulle strade italiane. Durante la giornata le statistiche ci dicono che esistono 3 fasce orarie nelle quali si concentrano la maggior parte degli incidenti e queste fasce corrispondono esattamente agli orari di inizio e fine servizio dei lavoratori. Tra le ore 8 e le ore 9 del mattino si verifica la prima concentrazione di incidenti stradali. La seconda fascia oraria a rischio è quella tra le 12  e le 13, che corrisponde grossomodo all’orario di pranzo dei lavoratori. Infine, la terza fascia, che è anche quella in cui si registra il picco massimo di incidenti, è quella attorno alle 18.

Italia, 590 incidenti al giorno

Ma per capire pienamente la portata del problema è forse necessario considerare alcuni dati. Soltanto pochi anni fa, nel 2009, l’Istat ha rilevato una media giornaliera in Italia di 590 incidenti al giorno. E ogni giorno la media è di 12 morti e 842 feriti. Un bilancio evidentemente spaventoso che, oltre a falciare la vita di moltissime persone, corrisponde anche ad una perdita del PIL del 25%. Di buono c’è da dire che la tendenza è comunque stata positiva negli ultimi quindici anni. Dal 2001 al 2009 il tasso di mortalità sulle nostre strade è diminuito del 40% e quello dei feriti del 17%. Sono cifre senz’altro buone e incoraggianti ma va anche considerato che tutta l’Europa si sta muovendo in questa direzione e ci sono paesi, come la Spagna ad esempio, che sono arrivati ad avere strade molto più sicure delle nostre.

Tra le bizzarrie italiane possiamo annoverare sicuramente la seguente: il decreto legislativo 81/08 non riconosce come luogo di lavoro i mezzi di trasporto ai fini dell’applicazione delle disposizioni di sicurezza. Questa anomalia ha portato negli anni a trascurare l’importanza della medicina del lavoro anche sui mezzi di trasporto e nel lungo periodo gli effetti si fanno sentire. Negli anni 50, infatti, ogni 100 incidenti mortali sul lavoro se ne avevano 150 sulla strada. Nel 2009 ogni 100 incidenti mortali sul lavoro se ne hanno 450 sulla strada. Questo dato è sicuramente dovuto anche alla trasformazione dei veicoli utilizzati ma il rapporto, mutatis mutandis, sembra oggi davvero squilibrato e ci suggerisce che la sicurezza sul posto di lavoro è nel lungo periodo risultata molto più efficace della sicurezza sulle strade.

(Fonte Medico Competente Journal)

 

Medici del lavoro e idoneità alla guida: rischi, conseguenze e costi degli incidenti stradali

Come si pone il medico del lavoro nei confronti dei rischi legati alla guida? In questo breve estratto cerchiamo di precisare i limiti esatti del lavoro del medico competente da un punto di vista normativo e statistico.

Cosa si intende per “incidente stradale”? Per il medico del lavoro come per gli altri, l’incidente stradale è “il fatto verificatosi nelle vie o piazze aperte alla circolazione nel quale risultano coinvolti veicoli (o animali) fermi o in movimento e dal quale siano derivate lesioni a persone”: si tratta della definizione esatta riportata dalla Convenzione di Vienna (1968), da cui sono poi derivate le varie normative nazionali successivamente adottate dai vari paesi.

In Italia, il medico del lavoro può distinguere tra due macro-categorie di incidenti: quello che si verifica in servizio, nel corso delle attività lavorative, e “l’incidente stradale in itinere“, ossia lungo il tragitto dall’abitazione al luogo di lavoro.

Nonostante i notevoli passi avanti compiuti in anni recenti in termini di sicurezza, i margini di miglioramento sono ancora ampi. Secondo dati del 2009, ogni giorno in Italia si verificano in media 600 incidenti stradali. La strada costituisce quindi un ambiente di lavoro dove il medico competente deve necessariamente intervenire con una valutazione dei rischi specifici e con un programma di formazione e prevenzione.

Parlando di prevenzione, il primo aspetto del lavoro del medico competente impegnato “su strada” deve essere la valutazione dell’idoneità alla guida del personale impiegato. Alla base dell’attività del medico del lavoro c’è quindi la verifica delle capacità di performance del conducente. In questi casi, il medico del lavoro non può limitarsi alla semplice tutela dell’integrità psico-fisica del lavoratore: quest’ultimo deve infatti essere in grado di rispettare gli standard di sicurezza anche in caso di mansioni complesse. In altre parole, il medico del lavoro è responsabile anche per le persone che il lavoratore addetto alla guida può mettere a rischio con comportamenti non sicuri.

Uno dei parametri che il medico del lavoro deve tenere necessariamente in considerazione è la capacità del conducente di reagire alle situazioni di pericolo, ovvero i suoi riflessi. In questo senso, il medico del lavoro può fare riferimento alla durata media proposta dalla Direzione Generale per la Motorizzazione, che si pone tra 0,9 e 1,4. Volendo fornire una regola sommaria a cui fare riferimento, potremo dire che il medico del lavoro può iniziare a definire come fonte di rischio ogni elemento che incida su questo intervallo: tutto ciò che altera la concentrazione del conducente contribuisce quindi ad aumentare la possibilità del verificarsi di una situazione di pericolo.

(A tal proposito fare riferimento a medicina del lavoro e i rischi dell’alcol)

Rispetto ad altri luoghi di lavoro, il medico competente deve sempre tenere presente che sulla strada la stragrande maggioranza gli incidenti sono dovuti al mancato rispetto delle regole.

Buona parte dell’attività del medico del lavoro impegnato su strada è quindi mantenere viva nei lavoratori la cultura per la sicurezza: ponendo attenzione al proprio stato psicofisico e promuovendo il pieno rispetto dei regolamenti stradali, il medico del lavoro può ridurre notevolmente il rischio di incidenti.

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ_4_2011.pdf  (Umberto Candura,)

 

Medico del Lavoro e Formazione

Il ruolo del medico del lavoro nella formazione al pronto soccorso aziendale

Qual è il ruolo del medico del lavoro nella formazione al pronto soccorso aziendale?

Qual è il grado di efficacia di quest’ultima?

Quali competenze apprendono coloro che frequentano i corsi di formazione gestiti dal medico del lavoro?
In questo articolo vengono analizzate le peculiarità della formazione al pronto soccorso aziendale in Italia, in particolare vista con gli occhi di un medico del lavoro esperto.
Come sanno bene i medici del lavoro, anche una preparazione minima può infatti costituire la differenza tra una reazione all’emergenza caotica e confusa ed una reazione composta e ordinata.

Nella fase di formazione al primo soccorso, il medico del lavoro deve attenersi con scrupolo al programma previsto nel DM 388/03.

Tale programma, tuttavia, viene raramente preso in considerazionenella sua interezza.
Il DM 388/03 prevede che il medico del lavoro incaricato della formazione si concentri praticamente in modo esclusivo sulla parte di rianimazione cardiopolmonare.
Una parte di formazione che il medico del lavoro dovrebbe sempre trattare è quella di defibrillazione e sull’uso dei DAE (Defibrillatore Autonomo Esterno): tale pratica è rimasta fino a poco fa una competenza esclusiva di pochi eletti, e solo oggi alcuni medici del lavoro trattano seriamente questo argomento, “aprendolo” anche ai non addetti ai lavori.

Un altro argomento fondamentale che troppo spesso viene trascurato dal medico del lavoro è la formazione al primo soccorso per interventi di disostruzione delle vie respiratorie.

Nonostante se ne parli poco, il rischio di disostruzione è una delle emergenze con cui il medico del lavoro si trova a confrontarsi più spesso, in particolare quel medico del lavoro che lavora in certi settori (es. scuole).

Il primo soccorso mirato alla disostruzione, in particolare all’apprendimento delle manovre di Heimlich, è inserito nel corso tradizionale di 12 ore e solo raramente viene trattato con dovizia di particolari dal medico del lavoro.

Tuttavia, i dati indicano che, in un campione medio di 4800 frequentanti del corso, ben il 2,5% ha dovuto eseguire una manovra di disostruzione, mentre solo due tra loro si sono trovati di fronte ad un arresto cardiaco.

Ne deriva che, per il medico del lavoro, la formazione alla disostruzione delle vie respiratorie costituisce una scelta da considerare.

Anche qualora il medico del lavoro abbia deciso di soffermarsi sulle tecniche di disostruzione, i margini di miglioramento sono ampi. Ad esempio, la manovra in questione è stata provata solo ed esclusivamente su persone in condizioni fisiche “normali”: non sono state analizzate le manovre di disostruzione su donne gravide, su soggetti obesi, su soggetti disabili (es. busto, sedia a rotelle).

In questi casi, il medico del lavoro ha mancato di considerare le caratteristiche dell’utenza, mantenendo un approccio generalista.

In conclusione: il ruolo del medico del lavoro nella formazione al primo soccorso aziendale può e devetenere conto delle necessità specifiche dell’ambiente di riferimento, migliorando e ottimizzando l’intento formativo.

Affinché ciò avvenga sono necessari corsi di aggiornamento teorici e pratici più frequenti per i fruitori finali, come anche corsi di formazione per i medici del lavoro stessi, mirati al miglioramento delle
tecniche di comunicazione.

FONTE: Paolo Losa (http://www.anma.it/wp-content/uploads/2015/06/interno-mcj-1_2015-2.pdf)

Corsi di sicurezza sul lavoro e Medicina del lavoro

Corsi di sicurezza sul lavoro: come il medico competente può utilizzare al meglio la formazione dei lavoratori

I corsi di sicurezza sul lavoro

corsi di sicurezza sul lavoro

corsi di sicurezza sul lavoro

sono uno degli strumenti più efficaci del medico competente.

La formazione dei lavoratori permette infatti di fornire nozioni teoriche e pratiche sui comportamenti da adottare sul luogo di lavoro, al fine da prevenire il verificarsi di incidenti.

Secondo la normativa vigente, il medico competente deve collaborare “con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione all’attività di formazione e informazione”.

Affinché i corsi di sicurezza sul lavoro si rivelino realmente utili, è tuttavia necessario mettere in chiaro i compiti e le responsabilità del medico competente coinvolto.

Se è vero che il Decreto Legislativo 388/03 fornisce delle indicazioni circa la formazione dei lavoratori, è altrettanto vero che, così come altri aspetti della normativa, accusa una certa arretratezza.

 

Corsi di sicurezza sul lavoro: la rianimazione cardiopolmonare

Tra i vari argomenti che potrebbero essere trattati da un corso di sicurezza sul lavoro,  il DM 388/03 pone la maggiore attenzione sulla rianimazione cardiopolmonare (BLS). Spesso, nei contesti aziendali più “generici”, il medico competente concentra la maggior parte delle ore dedicate ai corsi di sicurezza sul lavoro a tecniche di rianimazione come massaggio cardiaco e respirazione artificiale.

Pur trattandosi sicuramente di conoscenze utili, il medico competente dovrebbe valutare la possibilità di estendere la formazione alla sicurezza ad altri argomenti.

Ad esempio, sono sempre di più i medici che scelgono di inserire nei corsi di sicurezza sul lavoro la formazione all’uso del defibrillatore, particolare del Defibrillatore Autonomo Esterno (DAE). Si tratta infatti di una pratica che fino a pochi anni fa era padroneggiata solo da pochi eletti, mentre oggi il DAE è un’attrezzatura obbligatoria in sempre più contesti, sia aziendali che non.

 

Corsi di sicurezza sul lavoro: disostruzione delle vie respiratorie

Tra gli argomenti “minori” che il medico competente può decidere di includere nei corsi di sicurezza sul lavoro c’è la formazione al primo soccorso per interventi di disostruzione delle vie respiratorie. Sebbene non venga quasi mai trattato, il rischio derivante dall’ostruzione delle vie respiratorie è molto frequente, anche più del rischio derivante da arresto cardiaco, in particolare in settori come scuole a ambienti utilizzati dai più piccoli.

Secondo uno studio fatto sui partecipanti ai corsi di sicurezza sul lavoro, le emergenze relative all’ostruzione delle vie respiratorie sarebbero molto più numerose di quelle che richiedono rianimazione cardiopolmonare: su circa 5000 allievi ben il 2,5% ha dovuto eseguire una manovra di disostruzione, mentre solo due tra loro si sono trovati di fronte ad un arresto cardiaco.

In questo senso si rivela quindi utile in particolare la tecnica nota come manovra di Heimlich, che prevede la pressione di determinate zone dell’addome allo scopo di espellere corpi estranei dalle vie respiratorie.

Corsi di sicurezza sul lavoro: conclusioni

Il medico competente impegnato nell’organizzazione di corsi di sicurezza del lavoro deve, oltre a fare riferimento alla normativa vigente, tenere presente le peculiarità dei lavoratori e del contesto aziendale in cui si trova ad operare, adattando la formazione alle necessità concrete dei partecipanti.

Corso di rianimazione cardio-polmonare a Milano e Pordenone

Il dott. Bastianello può insegnare su tutto il territorio nazionale le manovre di rianimazione cardio-polmonare associata all’uso del defibrillatore.

Per maggiori informazioni sui corsi di sicurezza del lavoro visitare la seguente pagina

E’ possibile contattare Il dott. Bastianello per lo svolgimento di corsi di primo soccorso e specialistici tramite il nostro modulo contatti.

L’uso del del defibrillatore

defibrillatoreLe malattie cardiovascolari sono la causa di oltre il 41% dei decessi registrati ogni anno in Italia.

In particolare le morti cardiache improvvise,causate da aritmie maligne,colpiscono ogni anno 65.000 italiani.

Un inizio precoce delle manovre rianimatorie è una condizione necessaria per salvare una vita ad una persona.

Circa il 60% dei 65.000 italiani deceduti per arresto cardiaco avrebbero potuto essere salvati se rianimati precocemente e se fosse stato applicato il defibrillatore, cioè una corrente elettrica attraverso il miocardio.

 

Ogni minuto che passa dall’inizio dell’arresto cardiaco fa scendere al 10% circa le probabilità di successo della scarica elettrica e dopo 10 minuti i danni subiti a livello cerebrale diventano irreversibili.

Articolo del 2014. Aggiornato il 17/01/2021