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Prevenzione Incendi

Medicina del Lavoro e il nuovo codice di prevenzione incendi

 

prevenzione-incendiIl Codice di prevenzione incendi è stato rinnovato: come cambia il lavoro del medico competente? Come cambiano i corsi di primo soccorso? In questo articolo analizziamo le indicazioni relative al sistema di esodo.

Nell’ambito di competenza del medico del lavoro, con “esodo” si intende un sistema il cui scopo è “assicurare che gli occupanti dell’attività possano raggiungere o permanere in un luogo sicuro, a prescindere dall’intervento dei Vigili del fuoco” (Decreto del Ministero dell’Interno del 3 agosto 2015). L’aggiornamento del Codice di prevenzioni Incendi ha riportato indicazioni precise circa segnaletica e orientamento, procedure consentite, le vie di esodo, luoghi sicuri, illuminazione di sicurezza.

Procedure ammesse per l’esodo
Uno dei principali cambiamenti della normativa riguarda le procedure a cui il medico del lavoro deve fare riferimento. Le procedure ammesse sono riassumibili come segue:
ESODO SIMULTANEO:  “modalità di esodo che prevede lo spostamento contemporaneo degli occupanti fino a luogo sicuro” (“l’attivazione della procedura di esodo segue immediatamente la rivelazione dell’incendio oppure è differita dopo verifica da parte degli occupanti dell’effettivo innesco dell’incendio”).
ESODO PER FASI: “modalità di esodo di una struttura organizzata con più compartimenti, in cui l’evacuazione degli occupanti fino a luogo sicuro avviene in successione dopo l’evacuazione del compartimento di primo innesco. Si attua con l’ausilio di misure antincendio di protezione attiva, passiva e gestionali”. Questa modalità viene viene consigliata a medici del lavoro attivi in edifici di grande altezza come ospedali e centri commerciali.
ESODO ORIZZONTALE PROGRESSIVO: “modalità di esodo che prevede lo spostamento degli occupanti dal compartimento di primo innesco in un compartimento adiacente capace di contenerli e proteggerli fino a quando l’incendio non sia estinto o fino a che non si proceda ad una successiva evacuazione verso luogo sicuro”. Questa modalità viene viene consigliata a medici del lavoro attivi in strutture ospedaliere.
PROTEZIONE SUL POSTO: “modalità di esodo che prevede la protezione degli occupanti nel compartimento in cui si trovano.”

Luogo sicuro
Il nuovo Codice di prevenzione incendi cambia anche le normative riguardanti il luogo sicuro, ossia quel luogo posto all’esterno dell’edificio in cui non esista pericolo per gli occupanti e che presenti le condizioni adeguate per gli occupanti. Il medico del lavoro deve assicurarsi che il luogo sicuro si trovi in una strada pubblica o sia uno spazio scoperto esterno all’edificio collegato alla strada pubblica e che non sia investito dai prodotti della combustione.

In conclusione
L’aggiornamento del Codice di prevenzione incendi non apporta cambiamenti sostanziali all’attività del medico del lavoro né al sistema di primo soccorso in generale, se non quella di definire meglio i parametri di sicurezza da rispettare.
(FONTE: http://www.puntosicuro.it/incendio-emergenza-primo-soccorso-C-79/gestione-emergenza-ed-evacuazione-C-84/il-nuovo-codice-prevenzione-incendi-il-sistema-di-esodo-AR-15409/)

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Medicina del lavoro e gravidanza

Medicina del lavoro e gravidanzamedicina del lavoro e gravidanza: problematiche della maternità anticipata

Per gli esperti di medicina del lavoro la gravidanza è un tema delicato: un ambiente di lavoro può infatti presentare situazioni a rischio sia per la madre che per il bambino. Qualora le mansioni assegnate costituiscano un pericolo per la gravidanza, la medicina del lavoro presenta diverse opzioni.

La principale soluzione contemplata dalla medicina del lavoro per gravidanza a rischio è la maternità anticipata, che viene richiesta spesso  nel caso che la donna sia addetta a mansioni pericolose, faticose o insalubri.

Se i limiti generalmente previsti per l’inizio dell’astensione obbligatoria sono settimo o ottavo mese di gravidanza, in medicina del lavoro si possono verificare casi in cui è opportuno interrompere anzitempo l’attività lavorativa.

La maternità anticipata può venire concessa dal professionista di medicina del lavoro per una gravidanza che presenti complicazioni o nel caso di preesistenti forme morbose; in alternativa, quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino.

Possono avvalersi dell’interdizione anticipata tutte le lavoratrici dipendenti, incluse lavoratrici agricole e domestiche, le lavoratrici cessate o sospese da meno di 60 giorni oppure le lavoratrici in godimento dell’indennità di disoccupazione, in cassa integrazione o in mobilità.

In caso di condizioni di lavoro che comportino rischi per la gravidanza, la medicina del lavoro deve fare riferimento al Decreto Legge n. 5/2012, secondo cui i provvedimenti di interdizione anticipata dal lavoro per gravi complicanze della gravidanza o preesistenti forme morbose adesso saranno rilasciati dalla ASL.

Un altro argomento collegato a medicina del lavoro e gravidanza è il trattamento economico: alla lavoratrice a cui viene concessa l’interdizione anticipata spetta lo stesso trattamento economico e previdenziale previsto per il congedo “normale” di maternità (indennità economica a carico dell’Inps pari all’80% della retribuzione)

Tra le soluzioni contemplate dalla medicina del lavoro per la gravidanza c’è anche il congedo parentale (o “maternità facoltativa”): si tratta di un periodo di astensione facoltativa per genitori dipendenti. La madre può usufruire del congedo parentale a partire dalla fine del congedo obbligatorio di maternità; a partire dalla fine dell’astensione obbligatoria le spettano 6 mesi continuativi o frazionati, fino a otto anni di vita del bambino. Complessivamente i due genitori non possono superare il limite di 11 mesi.

Durante il periodo successivo alla gravidanza, la medicina del lavoro prevede anche una astensione “per allattamento”, che permette alla madre lavoratrice dipendente di astenersi dal lavoro, durante il primo anno di vita del bambino, per due ore al giorno, se l’orario contrattuale di lavoro è pari o superiore alle sei ore, oppure per un’ora, se l’orario contrattuale di lavoro è inferiore alle sei ore.

In conclusione, per le lavoratrici in gravidanza la medicina del lavoro mette a disposizione numerose opzioni allo scopo di preservare la salute di madre e figlio: spetta al medico competente ed al datore di lavoro trovare la soluzione più adatta a soddisfare le richieste di ogni parte in causa.

FONTE: http://www.nostrofiglio.it/gravidanza/maternita-e-lavoro/maternita-anticipata-come-chiederla

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Medicina del lavoro e mobbing

Medicina del lavoro e mobbingmobbing e medicina del lavoro: definizione e punti di connessione

Medicina del lavoro e mobbing sono due ambiti che apparentemente hanno poco in comune e vanno quindi tenuti ben distinti.

Tuttavia, medicina del lavoro e mobbing vengono accomunati quando si parla di stress sul posto di lavoro: vale quindi la pena spendere due parole a riguardo.

La definizione di mobbing include una varietà di comportamenti che si verificano nell’ambiente lavorativo e che possono includere abusi, scorrettezze, vessazioni, umiliazioni, emarginazione nei confronti di uno o più lavoratori. Le dinamiche che possono portare al verificarsi di queste situazioni sono numerose.

Per chi si occupa di medicina del lavoro, il mobbing interessa in quanto fonte di stress lavorativo: si tratta di una condizione di disagio psico-fisico che si verifica normalmente a causa di fattori di rischio di carattere fisico (es. pioggia, rumori forti, condizioni climatiche), ma che può avere anche cause psicologiche, come nel caso del mobbing. La medicina del lavoro ha come compito la prevenzione di comportamenti che possono essere causa di stress lavorativo e quindi di incidenti: il mobbing diventa quindi uno dei fattori di rischio all’interno del posto di lavoro.

Per i professionisti di medicina del lavoro il mobbing può essere quindi una causa di stress lavorativo, ma non può accadere il contrario: il mobbing infatti è frutto di un atto volontario, al contrario i fattori di rischio lavorativo sono spesso causati anche da una mancata organizzazione e gestione dei rischi nell’ambiente di lavoro.

Volendo approfondire gli aspetti legislativi della medicina del lavoro, il mobbing ad oggi non viene considerato un reato penale fino a che non venga certificato come causa di danno fisico o psichico al lavoratore. Se la prevenzione dei rischi è il principale obiettivo della medicina del lavoro, il mobbing costituisce quindi un “terreno minato”: pur esistendo precise implicazioni in ambito sindacale non esistono leggi specifiche.

Esistono tuttavia normative regionale in ambito di mobbing a cui gli esperti di medicina del lavoro possono fare riferimento. Regioni come Veneto, Lazio, Abruzzo, Umbria e Friuli – Venezia Giulia hanno stilato una serie di norme volte a limitare tutti quei comportamenti classificabili dalla medicina del lavoro come mobbing.

Tuttavia, la mancanza di una normativa penale in ambito di mobbing e medicina del lavoro ha come conseguenza la pratica definita “sindrome della certificazione”, che vede i lavoratori insistere in comportamenti il cui scopo è ottenere una certificazione di ripercussioni della sfera psichico-fisica (secondo un percorso simile a quello dello stalking).

Il tema del mobbing, per la medicina del lavoro, è quindi molto delicato. Come in altri casi, anche qui il medico del lavoro è obbligato a destreggiarsi con un sistema legislativo ambiguo e arretrato. Si avverte una volta di più la necessità di un impianto giuridico risolutivo che elimini le zone d’ombra tra mobbing e medicina del lavoro, permettendo il medico competente di rilevare e prevenire anche rischi di carattere psicologico.

FONTE: http://www.medicocompetente.blogspot.it/2010/02/stress-lavorativo-e-mobbing-da-non.html

 

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