Il medico competente del lavoro e i lavoratori cardiopatici: tra deontologia e normativa

Come si relaziona il medico del lavoro con i rischi derivanti dalle patologie cardiopatiche? Allo scopo di garantire la sicurezza sul posto di lavoro e, nel contempo, permettere alla persona interessata di svolgere il proprio lavoro, il medico deve certamente tenere presente le normative vigenti: ma è sufficiente?

Secondo la legislazione, gli obblighi del medico competente del lavoro consiste principalmente nella sorveglianza sanitaria, secondo un programma che il medico competente del lavoro deve programmare sulla base dei rischi specifici. Inoltre, il medico competente del lavoro deve attivare un programma di sorveglianza specifica per qualora sia previsto dalle direttive europee o dalla commissione consultiva.

Allo stesso modo, il medico competente del lavoro è ritenuto a valutare la presenza di criticità per lavoratori cardiopaticimedico del lavoro cuore nel caso che il lavoratore stesso ne faccia richiesta esplicita.

La sorveglianza sanitaria eseguita dal medico competente del lavoro si declina attraverso una serie di protocolli sanitari ben definiti che devono tener conto dei rischi specifici e, nel contempo, degli indirizzi scientifici più avanzati: secondo alcuni medici del lavoro, tale affermazione permette al medico competente del lavoro di eseguire accertamenti e prendere le necessarie contromisure solo a fronte di un rischi definito e specifico.

Si tratta tuttavia di un’interpretazione quantomeno ardita: la normativa si riferisce infatti alla prescrizione minima. Sta poi al medico competente del lavoro mettere a frutto le proprie competenze ed esperienze in ambito lavorativo, stabilendo, in definitiva, se la mansione assegnata al lavoratore cardiopatico sia in effetti compatibile con lo stato di salute dello stesso.

La sorveglianza sanitaria relativa ai lavoratori cardiopatici che viene richiesta al medico competente del lavoro si compone di varie fasi.

Anzitutto, una visita medica preventiva, in cui il medico competente del lavoro rileva la compatibilità del lavoratore con la mansione assegnata. A questa prima visita, il medico competente del lavoro deve far seguire visite di controllo periodiche mirate a monitorare la salute del lavoratore ed a rilevare eventuali rischi. In questi casi, è responsibilità legale e deontologica del medico competente del lavoro di segnalare la cosa al datore di lavoro.

I rischi legato a patologie cardiopatiche sono numerose e variegati, come dimostrato da vari studi: il medico competente del lavoro può fare riferimento a questi come anche ad un buon numero di sentenze illuminanti.

Ad esempio, nel 2008 il Tribunale di Foggia ha stabilito che una situazione di sotto-dimensionamento dell’organico all’interno di una Pubblica Amministrazione può essere riconosciuta come causa collaterale di un infarto del miocardio, con tutto quello che ne consegue.

Tra le cause che Il medico competente del lavoro può e deve considerare determinanti, ricordiamo:

  • stress ambientali (es. temperature fredde);
  • stress derivanti dal contatto con il pubblico;
  • stress derivante da sottodimensionamento
  • stress dovuto a mansione gravosa (es. spostamento di oggetti pesanti)
  • stress/affaticamento emotivo
  • stress da attività logorante continuata (es. autista)

Per maggiori informazioni invito alla lettura dei seguenti articoli:

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ-2_2012.pdf (Dott. Alessandro Puccini)

Medico del lavoro e disabilita’. Il ruolo del medico del lavoro nel collocamento del personale invalido: consigli e osservazioni

La collocazione di personale invalido è uno dei compiti più delicati che il medico competente del lavoro si trova ad affrontare. In questo articolo proviamo ad analizzare le criticità, le questioni etiche e le necessità di sicurezza sul lavoro che il medico competente deve risolvere.

 

medico del lavoro e disabilitàCome si comporta un’azienda nei confronti di un lavoratore invalido? Quali sono i protocolli stabiliti dalla legge? Soprattutto, quali sono i compiti del medico competente del lavoro e in che modo può costui facilitare la vita della persona invalida?

Sono questioni complesse, la cui risposta è direttamente collegata alle diverse caratteristiche di ogni ambiente lavorativo. Più ancora la risposta dipende dagli svariati  protocolli seguiti dai vari enti di volta in volta coinvolti: ASL, Ufficio del Lavoro, Aziende, fino al medico del lavoro stesso.

 

Anche qualora ogni ente segua da vicino le normative previste, le differenze intrinseche tra queste hanno come conseguenza un’ulteriore complicazione del lavoro del medico. È necessario quindi stabilire un modello operativo univoco mirato alla comunicazione ed alla gestione dei diversi casi, fornendo al medico competente strumenti efficaci e concreti.

 

Il primo compito del medico competente del lavoro è fornire il necessario supporto alla dirigenza dell’azienda durante la fase di assegnazione di compiti e mansioni, avendo cura nel frattempo di proteggere la salute e la privacy dei lavoratori coinvolti.

L’intervento del medico competente del lavoro nel caso di un paziente invalido si declina in due fasi: primo, deve verificare che l’attività lavorativa non comporti conseguenze negative per il lavoratore; secondo, deve rilevare eventuali difficoltà e limiti da parte del lavoratore nell’esecuzione dell’attività assegnatagli.

Solo successivamente il medico competente del lavoro può approvare l’assegnazione del lavoratore invalido. Si presenta qui la prima contraddizione: il medico competente del lavoro può eseguire la visita medica solo dopo che il lavoro è stato assegnato alla persona, senza che si conoscano quindi le condizioni di salute di quest’ultima.

Non è insolito, infatti, che il medico del lavoro si ritrovi nella condizione di dover operare “a cose fatte”: ovvero, dopo che il lavoratore affetto da invalidità sia già stato assegnato definitivamente ad una posizione lavorativa.

 

In questo senso, si sono per fortuna compiuti dei passi avanti. I medici del lavoro possono infatti contare sulle indicazioni (per quanto generiche e limitate) fornite dalle certificazioni di invalidità in merito alle attività che il lavoratore è in grado o meno di fare.

Allo stesso modo, la situazione risulta più facile per il medico competente qualora si faccia uso della convenzione tra l’azienda interessate e gli Uffici del Lavoro: lo scambio di informazioni è in questi casi più efficace e proficuo e permette un inserimento più oculato della risorsa all’interno dell’organico aziendale.

 

In conclusione, per il medico competente del lavoro si rende necessario un sistema integrato mirato allo scambio di informazioni che porti ogni soggetto coinvolto nelle varie fasi di collocazione lavorativa dell’invalido. Solo in questo modo il medico competente del lavoro può garantire che all’individuo siano affidati compiti che è in grado di svolgere e che tali compiti non comportino un rischio per la sua salute.

Per maggiori informazioni sui miei servizi di Medicina del Lavoro a Milano chiami il numero 3331313382. 

Opero come medico del lavoro anche a Pordenone. Visitate il sito medico del lavoro Pordenone per maggiori informazioni.

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ-2_2012.pdf (Gilberto Boschiroli)

Il medico del lavoro e l’attività in quota: indicazioni operative, rischi e certificati di idoneità

Medici del lavoro e la legislazione circa le attività in quota: anche in questo settore, la normativa a cui il medico del lavoro dovrebbe fare affidamento è ambigua e fumosa.

Pur avendo subito una drastica riduzione, gli infortuni dovuti all’attività lavorativa in quota restano ai primi posti nella graduatoria di tutti gli infortuni, in particolare nel settore delle Costruzioni. Com’è facile immaginare, in molti dei casi (molti di più rispetto ad altre tipologie di infortunio) gli incidenti sono mortali: circa un quinto del totale degli infortuni è un caso mortale ed un caso su sei riguarda i lavoratori stranieri del settore.

Secondo le statistiche, le vittime degli infortuni in quota sono per la stragrande maggioranza di sesso maschile, di età compresa tra 35 e 49 anni e occupati nel Nord d’Italia.

Quali sono le cause più frequenti degli infortuni ad alta quota? O meglio, quali sono i rischi con cui il medico del lavoro si deve misurare? Una della cause più frequenti è sicuramente la perdita di controllo del mezzo (parziale o totale) e/o dell’attrezzatura di movimentazione, seguita da vicino dalla caduta per scivolamento o inciampo; le cadute dall’alto sono causa del 9% degli infortuni.

 

Cosa si intende, per quanto concerne il medico, con “lavoro in quota”?

Nello specifico, il medico del lavoroMedico del Lavoro alta quota si trova a relazionarsi con lavoratori impegnati in interventi su pali, tralicci, scale, tetti, piattaforme mobili, impalcature. In queste condizioni, il percorso di vigilanza e di prevenzione portato avanti dal medico del lavoro si deve certamente focalizzare sull’utilizzo corretto delle attrezzature di sicurezza, dei D.P.I. specifici, dei dispositivi di trattenuta. Più ancora, il medico del lavoro ha il compito di formare i lavoratori.

 

Un’altra parte importante del medico del lavoro coinvolto nella prevenzioni di infortuni in quota è lo sviluppo, in collaborazione con altri esperti, di misure di prevenzione primaria e secondaria: dalla scelta dei dispositivi di protezione individuali progettati in base alle esigenze del lavoratore alla consulenza generale per migliorare le fasi di organizzazione del lavoro.

I problemi per il medico del lavoro affiorano quando si inizia a parlare di sorveglianza sanitaria: sebbene alcune patologie o disturbi diffusi nei lavoratori possano rendere  particolarmente pericoloso il lavoro in quota, non esiste una legislazione che permetta al medico del lavoro di esprimere un giudizio preventivo sulle condizioni dell’individuo, aprendo la strada a potenziali pericoli.

La proposta di ANMA, ente di riferimento per i medici del lavoro in Italia, e l’identificazione di un percorso clinico-anamnestico che permetta di esprimere un giudizio di idoneità già nel corso delle visite mediche previste dal Decreto Legislativo 81/08, facendo uso di strumenti di base quali anamnesi e la visita medica. Se tali strumenti dovessero risultare nella presenza di patologie, menomazioni o difficoltà di carattere fisico, il medico del lavoro deve poter procedere ad ulteriori analisi, garantendo così di ridurre al minimo il rischio di incidenti per l’individuo stesso e per i suoi colleghi.

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2014/04/interno-mcj-1_2014.pdf (D. Bontadi; T. Cassina; P. Patanè; M. Saettone; P. Torri; E. Valentino; MG. Astolf)

Il medico del lavoro Vs. i rischi dell’alcol: legislazione nazionale, legislazione regionale e linee di indirizzo

Il medico del lavoro e la legislazione in materia di abuso di alcolici: si tratta di un problema annoso che è stato affrontato in più occasioni. Ad oggi, tuttavia, il medico del lavoro non ha linee guida definite e chiare che gli permettano di distinguere tra i vari casi.

Com’è facile immaginare, in quelle attività lavorative in cui il rischio di infortuni risulta più elevato (per i lavoratori stessi o per terzi), la legge proibisce drasticamente l’assunzione e la somministrazione di bevande alcoliche o superalcoliche. In questi contesti, il medico competente sugli aspetti di medicina del lavoro e alcolmedicina del lavoro in azienda ha quindi anche l’incarico di eseguire controlli alcolimetrici direttamente negli ambienti di lavoro, ricoprendo quindi vere e proprie funzioni di vigilanza.

Per i lavoratori che presentano patologie correlate all’alcol, il medico del lavoro può ricorrere all’art. 124 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, alla contravvenzione del quale il medico del lavoro può far corrispondere una sanzione amministrativa.

In questo caso, tuttavia, il medico del lavoro si scontra con un inghippo legislativo. Da più di un decennio i medici del lavoro si trovano a dover far coesistere da un lato la verifica del rispetto del divieto di assunzione con la verifica di assenza di condizioni di dipendenza da alcol. Come spesso accade, la legislazione a cui i medici del lavoro dovrebbero fare riferimento risulta poco strutturata e “interpretabile” fin troppo facilmente. Il medico del lavoro deve quindi stare in costante equilibrio: da un lato, un mancato controllo potrebbe avere conseguenze nefaste sul buon corso dell’attività lavorativa, dall’altro un eccesso di rigore potrebbe compromettere allo stesso modo lo svolgersi delle attività.

A complicare lo scenario, il medico del lavoro operante in alcune Regioni deve tener conto dei documenti, da queste stilati, in cui le normative relative ai rischi dell’alcol in ambito lavorativo vengono, nuovamente, interpretate in modo non uniforme. Quei medici del lavoro che devono seguire più cantieri o attività sono quindi obbligati ad adattare le proprie rilevazioni ed, in definitiva, la propria professionalità ai singoli e diversi protocolli regionali.

Per facilitare l’attività del medico del lavoro nelle suddette zone è possibile tuttavia trovare dei punti in comune.

Tutte le legislazioni hanno infatti come obiettivo la verifica di di condizioni di alcol dipendenza. Le rilevazioni devono inoltre essere eseguite datore di lavoro e medico competente, i quali devono valutare il rischio a cui i lavoratori sono esposti in base alla documentazione relativa. Il datore di lavoro ed il medico devono inoltre organizzare e gestire il programma di formazione e informazione dei lavoratori nell’argomento in questione: per questo resta sempre valido il codice ICOCH, ossia l’esecuzione di test alcolimetrici tramite metodi non invasivi attraverso la determinazione dell’etanolo nell’aria espirata.

In occasione del 27° Congresso Nazionale di Roma, ANMA ha proposto una revisione delle normative attualmente in vigore: tale modifica prevede il medico del lavoro non più semplice esecutore dei testi alcolimetrici ma figura centrale nella rilevazione e risoluzione del problema. Il medico del lavoro dovrebbe quindi essere inserito in un network della prevenzione alcologica, trovando un ruolo ufficiale nel meccanismo di conferma diagnostica, trattamento e recupero.

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2014/04/Interno_MCJ2-SD.pdf (Marco Saettone, Consigliere nazionale)